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Nella mente di Gianfranco Baruchello

  • Arte

Ci sono artisti le cui opere non si guardano soltanto: si leggono. Gianfranco Baruchello (1924 – 2023) è senza dubbio uno di questi. La sua arte non è mai lineare, mai chiusa in uno schema, mai rassicurante. I suoi lavori sono spazi mentali esplosi, costellazioni di frammenti narrativi, testi disarticolati, icone minime, reperti immaginari che si incontrano su superfici che non raccontano, ma suggeriscono. Entrare nella mente di Baruchello significa accettare l’assenza di un centro, l’assenza di una gerarchia, e soprattutto l’assenza di una verità univoca.

Sin dai suoi primi lavori, Gianfranco Baruchello ha costruito un linguaggio visivo che è al tempo stesso segnico, narrativo, psicanalitico. Le sue opere sono percorsi, carte topografiche di un inconscio lucido e ironico. Ogni elemento è messo in relazione con l’altro in modo apparentemente arbitrario, eppure profondamente coerente con un sistema di pensiero che non vuole spiegare, ma evocare.

Nella serie di opere a smalto su alluminio avviata alla fine degli anni Sessanta – di cui fa parte anche “Lackadaisical attitudes in heart organic surgery” del 1969 – questa poetica raggiunge una densità formale e concettuale straordinaria. Baruchello inizia a trattare l’opera non più come oggetto finito, ma come archivio. Ogni tavola è una sorta di contenitore di frammenti: scritte in inglese o in italiano, disegni infantili, simboli presi dalla medicina, dalla cucina, dalla vita quotidiana.

Gianfranco Baruchello (1924 – 2023)
Lackadaisical attitudes in heart organic surgery, 1969
Smalti su alluminio
40 x 40 cm
Gianfranco Baruchello opera d'arte alluminio
Gianfranco Baruchello (1924 – 2023)
Lackadaisical attitudes in heart organic surgery (particolare), 1969

Il titolo dell’opera, che accosta il linguaggio medico-scientifico a un tono paradossalmente svagato, è già un indizio: Baruchello non vuole dire, vuole disorientare. Ogni titolo diventa parte dell’opera stessa, un tassello nella costruzione di un senso che si moltiplica. Perché l’artista non costruisce immagini, costruisce mondi in miniatura. Ogni opera è un mondo da esplorare.

Baruchello era vicino ai movimenti più radicali del secondo Novecento, ma non si è mai lasciato incasellare. In dialogo con Duchamp, complice del cinema sperimentale e della cultura d’avanguardia, è stato allo stesso tempo artista e pensatore, teorico e agricoltore, attivista e scrittore. Le sue opere nascono da una mente interdisciplinare, che rifiuta le gabbie dell’identità unica per abbracciare la complessità del mondo.

Ecco perché parlare di Baruchello significa parlare di un’attitudine mentale più che di uno stile. Il suo lavoro non si può ridurre a una scuola, a una corrente, a un formato. Ogni opera invita lo spettatore a un esercizio di pensiero: lento, critico, divergente.

Osservare le opere d’arte di Gianfranco Baruchello è come leggere un libro senza inizio e senza fine, dove ogni dettaglio è una porta, ogni parola un labirinto, ogni figura un appunto perso e ritrovato. E in questa costellazione di segni, è lo spettatore a dover ricostruire il senso, ad abitare quell’opera come si abita un pensiero, una memoria, un sogno.

Nella mente di Gianfranco Baruchello” è un invito a perdersi per ritrovarsi. A leggere con gli occhi e a guardare con la mente. A ricordare che l’arte non deve spiegare il mondo, ma suggerire un modo diverso per abitarlo.

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