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collezione opere d'arte

Quando una collezione cambia generazione

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Quasi 31.000 miliardi di dollari passeranno di mano entro il 2035, da circa 1,2 milioni di individui con un patrimonio superiore ai 5 milioni di dollari – il più grande trasferimento generazionale di ricchezza mai registrato. L’arte e gli oggetti da collezione, stimati prudenzialmente al 5% di questo totale, corrispondono a circa 1.000 miliardi di dollari destinati a cambiare proprietario nel prossimo decennio – quasi 100 miliardi l’anno.

Si tratta di una questione che, per sua natura, va affrontata prima, non dopo, mentre la memoria e il criterio di chi ha costruito la collezione possono ancora guidare chi la riceverà. Sono le collezioni pensate e seguite con questa attenzione, più che quelle semplicemente accumulate, a mantenere intatto il proprio significato quando passano di mano.

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Quasi 31.000 miliardi di dollari passeranno di mano entro il 2035, da circa 1,2 milioni di individui con un patrimonio superiore ai 5 milioni di dollari – il più grande trasferimento generazionale di ricchezza mai registrato. L’arte e gli oggetti da collezione, stimati prudenzialmente al 5% di questo totale, corrispondono a circa 1.000 miliardi di dollari destinati a cambiare proprietario nel prossimo decennio – quasi 100 miliardi l’anno.

Donald Baechler

Donald Baechler e il tempo della riscoperta

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Emerso negli stessi anni e negli stessi ambienti newyorkesi di Jean-Michel Basquiat e Keith Haring, ma sviluppando un linguaggio del tutto proprio e riconoscibile, Donald Baechler (1956–2022) costruì un vocabolario visivo fatto di volti, fiori e globi, resi con un tratto volutamente incerto su fondali densi di collage – una ricerca che l’artista definì sempre di natura squisitamente astratta, fondata su questioni di linea, forma ed equilibrio. Il recente risultato d’asta per 179.200 dollari a New York relativo a The Butterfly Flower #3 (1996), tecnica mista – acrilico, collage di carta e tessuto su tela – di dimensioni 147,3 × 101,6 cm ha riacceso il collezionismo internazionale.

adam handler intervista opere d'arte

Oltre la tela con Adam Handler

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Per Adam Handler (USA b. 1986), il rapporto con l’arte nasce molto presto. Da bambino cresce all’interno della fabbrica di cornici dei nonni a Brooklyn. Come ricorda l’artista, la famiglia non disponeva di grandi risorse economiche, ma la possibilità di scambiare cornici con opere d’arte faceva sì che la casa fosse costantemente popolata da dipinti e immagini. L’arte non era qualcosa di distante o teorico, ma una presenza quotidiana. Nel corso degli anni Handler ha sviluppato un linguaggio pittorico immediatamente riconoscibile, abitato da figure al tempo stesso giocose ed emotivamente intense. Dietro l’apparente semplicità delle sue immagini si nasconde però una motivazione profondamente personale. Oggi, racconta l’artista, la spinta che alimenta il suo lavoro è cambiata.

Odinakachi Okoroafor studio

Focus on Odinakachi Okoroafor

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Odinakachi Okoroafor ha costruito una ricerca che intreccia memoria, movimento e identità, trasformando la pittura in un linguaggio capace di trattenere ciò che le parole non riescono a dire. Le sue opere, attraversate da linee, trame e segni che ricordano codici o impronte, sono archivi sensibili in cui il personale e il collettivo si sovrappongono: gesti che raccontano la vita quotidiana, ma anche le storie invisibili di chi migra, di chi resiste, di chi cerca di definirsi in un mondo che misura l’essere umano attraverso dati e algoritmi. In questa conversazione, Okoroafor racconta le origini del suo percorso, il valore simbolico del segno e la necessità di creare un linguaggio più antico delle parole, capace di dare forma al silenzio, alla memoria e alla sopravvivenza.

Ibrahim Ballo opera arte

Focus on Ibrahim Ballo

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In un mondo dominato dalla velocità e dalla tecnologia, Ibrahim Ballo ci riporta all’essenziale: la memoria, la materia, il gesto. Attraverso il cotone – filo che unisce la sua infanzia maliana alla ricerca artistica contemporanea – Ballo intreccia passato e presente, tradizione e identità, costruendo un linguaggio fatto di silenzi, di ferite e di luce. La sua è un’arte che ripara, che invita a ricordare e a ritrovare il senso umano delle cose. In occasione della sua partecipazione ad ArtVerona 2025, abbiamo incontrato l’artista per approfondire il suo percorso, il legame con il cotone e la forza simbolica che attraversa il suo lavoro. Ne è nato un dialogo intimo, in cui ogni parola risuona come un filo che unisce memoria e contemporaneità.

Gianfranco Baruchello opere d'arte

Nella mente di Gianfranco Baruchello

  • Arte

Ci sono artisti le cui opere non si guardano soltanto: si leggono. Gianfranco Baruchello (1924 – 2023) è senza dubbio uno di questi. La sua arte non è mai lineare, mai chiusa in uno schema, mai rassicurante. I suoi lavori sono spazi mentali esplosi, costellazioni di frammenti narrativi, testi disarticolati, icone minime, reperti immaginari che si incontrano su superfici che non raccontano, ma suggeriscono. Entrare nella mente di Baruchello significa accettare l’assenza di un centro, l’assenza di una gerarchia, e soprattutto l’assenza di una verità univoca.

federico borroni arte

Trium Art Gallery rappresenta Federico Borroni

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Trium Art Gallery è orgogliosa di annunciare la collaborazione con Federico Borroni (b. 1991), un giovane talento destinato a segnare il panorama contemporaneo dell’arte. Nel nostro costante impegno di sostenere una selezione di artisti di eccezionale talento, Trium è lieta di accogliere nel proprio programma il giovane artista Federico Borroni.