Focus on Ibrahim Ballo
In un mondo dominato dalla velocità e dalla tecnologia, Ibrahim Ballo ci riporta all’essenziale: la memoria, la materia, il gesto.
Attraverso il cotone – filo che unisce la sua infanzia maliana alla ricerca artistica contemporanea – Ballo intreccia passato e presente, tradizione e identità, costruendo un linguaggio fatto di silenzi, di ferite e di luce. La sua è un’arte che ripara, che invita a ricordare e a ritrovare il senso umano delle cose.
In occasione della sua partecipazione ad ArtVerona 2025, abbiamo incontrato l’artista per approfondire il suo percorso, il legame con il cotone e la forza simbolica che attraversa il suo lavoro.
Ne è nato un dialogo intimo, in cui ogni parola risuona come un filo che unisce memoria e contemporaneità.

Tete a fleur, 2025
Pittura acrilica e ricamo di filo di cotone su tela in tessuto Denim jeans
155 x 140 cm
TRIUM Il cotone è al centro della tua pratica. Perché?
IBRAHIM BALLO Il cotone è al cuore del mio lavoro perché è profondamente legato alle mie origini, alla mia storia familiare e culturale. È una materia viva, morbida, fragile e allo stesso tempo resistente – come le memorie che porta con sé.
Come artista maliano, il cotone per me rappresenta il legame con la terra, i gesti antichi della filatura, della tessitura e della ricamatura, spesso tramandati dalle donne.
Un ricordo forte della mia infanzia è quello delle donne del mio villaggio che filavano il cotone a mano, insieme, nel cortile. Nei loro movimenti c’era una danza silenziosa, una trasmissione invisibile. Quel gesto è rimasto in me come un’impronta.
Oggi, lavorare il cotone nella mia arte significa rendere omaggio a quella memoria collettiva, valorizzare un sapere minacciato e trasformarlo in un linguaggio di resistenza, di poesia e di identità.
TRIUM Cosa rappresenta il punto rosso sui volti delle tue figure?
IBRAHIM BALLO Il punto rosso è un segno simbolico. È una marca d’identità, un sigillo di memoria, un richiamo all’eredità. È allo stesso tempo una ferita e una luce interiore. Per me rappresenta ciò che portiamo in silenzio: le origini, le storie familiari, i non detti, le cicatrici invisibili della vita.
Nel mio linguaggio artistico questo punto diventa un codice. Collega i miei personaggi tra loro, al di là del tempo e del luogo.
Rappresenta una forza calma, una coscienza interiore.
È anche un segno di speranza, in un mondo dove la tecnologia e il lusso spingono le persone verso l’eccesso e la competizione, creando divisioni e frustrazione.
Allo stesso tempo parla anche della tristezza per la violenza e il dolore che il mondo subisce, come il terrorismo che colpisce il mio Paese e molte altre parti del mondo.
Questo punto, potrei dire, ha dato inizio al mio percorso artistico e ha toccato profondamente chi guarda le mie opere, per la forza e il messaggio che trasmette.
TRIUM Nei tuoi lavori compaiono maschere, segni, scritture e spesso usi tele grezze senza pittura. Cosa rappresentano?
IBRAHIM BALLO Maschere, segni e scritture sono strati di memoria.
Le maschere, ispirate alle tradizioni del Mali, rappresentano l’identità in trasformazione, ciò che è nascosto e ciò che si rivela.
I segni e le scritture sono come archivi sensibili: richiamano antichi saperi, lingue dimenticate, memorie che si trasmettono non con le parole ma attraverso i gesti.
Le mie tele più recenti, grezze, senza pittura ma lavorate con ricami e pastelli, segnano un cambiamento nella mia pratica.
Mi sto avvicinando all’essenziale, alla materia nuda. La tela diventa pelle, la broderia diventa cicatrice, il pastello diventa traccia. Non è un abbandono della pittura, ma un modo diverso di far parlare la materia.

Madame la patronne (particolare), 2025
Pittura acrilica e ricamo di filo di cotone su tela in tessuto Denim jeans
110 x 85 cm
TRIUM Cosa cerchi di esprimere con i tuoi lavori?
IBRAHIM BALLO Quando tesso e dipingo, cerco di esprimere ciò che il silenzio contiene: emozioni nascoste, eredità invisibili, memorie che non trovano parole.
Attraverso fili, texture e colori parlo dei legami – spezzati o intrecciati – tra le generazioni, tra le culture, tra il passato e il presente.
Il gesto del tessere è lento e ripetitivo. È un atto di meditazione, di riflessione, di riparazione.
La pittura invece porta ritmo, tensione, respiro.
Insieme formano un linguaggio che unisce il visibile e l’interiore, come un grido silenzioso o una preghiera quando le parole non bastano.
TRIUM Nei tuoi lavori convivono bellezza e dolore. Come si relazionano?
IBRAHIM BALLO Credo che la bellezza non cancelli il dolore, ma lo trasformi.
Nelle mie opere affronto temi come la sofferenza, l’oppressione, la memoria ferita, ma scelgo di farlo con una forma curata, colori vivi, materiali lavorati con attenzione.
Non per addolcire, ma per rendere il dolore visibile, umano, vicino.
Il filo, il cotone, il ricamo sono gesti di riparazione.
Attraverso di essi cerco di ricucire frammenti di storia, lenire ferite, restituire dignità alle memorie che rappresento. È in questa tensione tra dolore e bellezza che nasce l’equilibrio: uno spazio di silenzio, riflessione e speranza.
TRIUM Ci sono momenti che hanno segnato la tua visione artistica?
IBRAHIM BALLO Molti momenti hanno segnato il mio percorso, ma il più importante è la mia infanzia trascorsa in villaggio, immerso nei gesti artigianali.
Vedere mia madre e le mie zie filare il cotone, ascoltare gli anziani raccontare storie intorno al fuoco, osservare i tessuti appesi come racconti silenziosi… tutto questo mi ha formato.
Un ricordo speciale è la scoperta di un vecchio pagne tessuto da mia nonna. Era rovinato, ma ogni filo sembrava ancora vivo.
In quel momento ho capito che l’arte può conservare la memoria anche quando le voci si spengono.
Da allora, il mio lavoro cerca di catturare quella memoria in pericolo e far dialogare il passato e il presente attraverso materiali che parlano da soli.

Amour au poisson, 2025
Pittura acrilica e ricamo di filo di cotone su tela in tessuto Denim jeans
145 x 85 cm
TRIUM Cosa vorresti che il pubblico internazionale percepisse delle tue opere?
IBRAHIM BALLO Vorrei che il pubblico sentisse che le mie opere sono ponti: tra culture, tra visibile e invisibile, tra storia collettiva ed emozione personale.
Attraverso fili, ricami, texture e colori voglio condividere un volto dell’Africa fatto di dignità, forza, bellezza e trasmissione.
Non cerco di rappresentare, ma di far sentire.
Se qualcuno, anche lontano dal mio contesto, si sente toccato o interrogato guardando un mio lavoro, allora il legame è compiuto.
L’arte, per me, serve a riparare, riunire e ridare voce a ciò che rischia di essere dimenticato.
TRIUM Se la tua arte fosse un luogo, come sarebbe?
IBRAHIM BALLO Sarebbe uno spazio silenzioso e vivo allo stesso tempo, sospeso tra memoria e sensazione.
I muri sarebbero fatti di tessuti ricamati, materiali riciclati, fili tesi come linee di vita.
Ci sarebbero superfici da toccare, colori da sentire, forme familiari e astratte mescolate come ricordi sfumati ma vicini.
Entrandoci, si proverebbe insieme dolcezza e tensione, un’emozione che non si spiega subito.
Sarebbe un luogo di ascolto, un laboratorio di memoria condivisa.
Uno spazio dove ogni dettaglio racconta qualcosa del nostro passato comune, di un’eredità da reinventare, di un’identità che continua a muoversi.