Trium Art Gallery rappresenta Federico Borroni
Trium Art Gallery è orgogliosa di annunciare la collaborazione con Federico Borroni (b. 1991), un giovane talento destinato a segnare il panorama contemporaneo dell’arte.
Nel nostro costante impegno di sostenere una selezione di artisti di eccezionale talento, Trium è lieta di accogliere nel proprio programma il giovane artista Federico Borroni. Considerato una vera e propria “rising star” del panorama artistico contemporaneo, Borroni si distingue per la forza e la raffinatezza del suo linguaggio pittorico, che si caratterizza per una straordinaria riconoscibilità, intensità espressiva e un’ineguagliabile capacità di trasformare la realtà visibile in un universo ultraterreno e immaginario. La sua arte, di una profondità straordinaria, ci ha colpito fin dal primo incontro e siamo entusiasti di poterla condividere con il nostro pubblico.

Soma (Polluzione), 2023
Olio su tela
100 x 80 cm
Opera selezionata per MEGA Art Fair 2025 | Milano | 2/6 aprile 2025
Federico Borroni: il percorso artistico e la poetica della natura
Abbiamo avuto il privilegio di conoscere Federico Borroni nel suo studio di Marghera, dove abbiamo scoperto non solo la sua tecnica e il suo processo creativo, ma anche la straordinaria storia che si cela dietro le sue opere. La sua pittura prende vita dall’osservazione minuziosa e profonda della natura, che per lui non è mai solo un dato oggettivo da riprodurre, ma un punto di partenza per una vera e propria trasformazione. La natura diventa, attraverso gli occhi di Borroni, la chiave per accedere a un altro livello di realtà, dove il visibile e l’invisibile si intrecciano in una fitta trama di segni, simboli e suggestioni.
Il processo creativo dell’artista comincia con la visione di frammenti naturali, che Borroni cattura nella sua mente e trascrive in bozzetti su carta. Ma la sua pittura non si limita a una semplice rappresentazione: gli intrecci vegetali, le foglie, i rami, i frammenti di natura vengono rielaborati e ripensati, con l’artista che, in un gesto quasi alchemico, inizia a riempire e a trasformare questi elementi per dare vita a una nuova forma di natura ultraterrena. Quello che ne emerge è un sistema complesso e stratificato, un lavoro che ricorda da vicino la siepe leopardiana: una barriera che però non separa, ma invita a esplorare oltre, in un mondo di infinite possibilità.
L’artista traduce questa trama di segni su tela, creando opere che avvolgono lo spettatore e lo invitano a entrare in una dimensione in cui il confine tra il visibile e l’invisibile si dissolve. La fitta trama che Borroni crea non è solo un segno pittorico, ma un’esperienza visiva che sfida chi osserva a porsi domande. Cosa c’è oltre questa trama di natura trasformata? Nuovi mondi da esplorare? Infinite possibilità di interpretazione? Lo spettatore diventa parte attiva del processo creativo, partecipe non solo dell’analisi dell’opera, ma anche della sua continua evoluzione. La pittura di Borroni, infatti, non è mai statica: ogni volta che viene osservata, si rivela sotto una nuova luce, offrendo una prospettiva diversa, una riflessione continua sull’arte e sulla natura.
Un nuovo capitolo: la ceramica e l’incontro con Montefiore 66
Un capitolo molto interessante della ricerca artistica di Federico Borroni è legato alla sua recente esplorazione del mondo della ceramica. Durante il MEGA Art Fair 2025 di Milano, dal 2 al 6 aprile, avrà luogo un talk che esplorerà proprio il legame tra Borroni e Montefiore 66, un laboratorio di ceramica nel cuore delle colline recanatesi che da anni è fucina di sperimentazione e creatività. Fondato negli anni Ottanta, questo spazio ha dato vita a un incontro unico tra la tradizione ceramica e la libertà creativa, accogliendo artisti e artigiani desiderosi di esplorare il materiale e trasformarlo in linguaggio espressivo.
Borroni ha trovato in Montefiore 66 un luogo dove la sua pratica pittorica potesse espandersi e concretizzarsi in nuove forme. Le sue recenti opere ceramiche, raccolte nella serie dei Teatrini (Nicchie), sono un’evoluzione naturale del suo linguaggio pittorico. Le ceramiche di Borroni non sono solo oggetti, ma mondi narrativi a sé stanti, che prendono vita grazie all’incontro con la tradizione ceramica e con la comunità di Montefiore 66. Queste opere sono il risultato di un processo in cui l’argilla diventa non solo materia, ma storia e significato, plasmata dalle mani dell’artista in un linguaggio che mescola tradizione e sperimentazione, passato e futuro.
Nel corso del talk con il curatore Alberto Navilli, Borroni ripercorrerà questo incontro con la comunità ceramica di Montefiore 66 e il modo in cui questo ambiente ha influenzato il suo percorso creativo. Sarà un’occasione unica per scoprire come la ceramica, pur mantenendo un legame forte con la tradizione, possa essere trasformata in un linguaggio innovativo e contemporaneo, che arricchisce il panorama artistico odierno con nuove forme di espressione.

