Nel suo ultimo editoriale, Artsy Editorial dedica un’approfondita intervista a Ernesto Esposito, designer, collezionista e direttore artistico, ripercorrendo oltre quarant’anni di rapporto con l’arte contemporanea e offrendo una riflessione sul significato del collezionismo oggi.

Lontano da una visione costruita esclusivamente attorno al mercato, Esposito descrive la propria collezione come il risultato di una ricerca personale iniziata negli anni Settanta, quando acquistò la sua prima opera: una serigrafia della celebre serie Electric Chair di Andy Warhol. Non una scelta dettata dal valore economico dell’opera, ma da un’intuizione. «Le grandi opere», racconta, «non danno risposte. Continuano a porre domande che ci accompagnano per tutta la vita».

ernesto esposito
Portrait of Ernesto Esposito. Photo by Simon n.2. Courtesy of Ernesto Esposito.

Da allora la sua collezione si è sviluppata seguendo lo stesso principio, riunendo artisti come Barbara Kruger, Cindy Sherman, Richard Prince, Joseph Beuys, John Baldessari, George Condo e Katharina Grosse, accanto a ricerche più recenti appartenenti a una nuova generazione di artisti internazionali.

Uno degli aspetti più interessanti dell’intervista riguarda proprio il rapporto tra maestri storicizzati e artisti emergenti. Per Esposito non esiste alcuna contrapposizione: i primi rappresentano la memoria della storia dell’arte, mentre i secondi introducono nuove energie, nuove domande e nuove prospettive. Collezionare significa quindi costruire un dialogo tra generazioni differenti, seguendo esclusivamente la qualità della ricerca e l’autenticità del linguaggio artistico.

Questa stessa visione ha dato origine a Where It All Began, la residenza d’artista realizzata a Napoli con Adam Handler, sviluppata insieme a Trium Art Gallery e Noh-Art Contemporary. Nel corso dell’intervista, Esposito racconta come l’incontro con Handler gli abbia ricordato l’energia e la dedizione che aveva riconosciuto, molti anni prima, nel giovane Keith Haring conosciuto a New York. Non un paragone formale, ma il riconoscimento di una medesima attitudine verso il lavoro: curiosità, disciplina e una totale immersione nella pratica artistica.

adam handler napoli
Adam Handler, Girl in Napoli, 2026
Acrilici ed olio su tela
127 x 162 cm

Per Esposito il valore di una residenza non risiede soltanto nelle opere che ne derivano, ma soprattutto nella possibilità di creare le condizioni perché un artista possa confrontarsi profondamente con un luogo, con la sua storia e con le persone che lo abitano. È proprio da questi incontri, sostiene, che possono nascere i progetti più autentici.

L’articolo completo è disponibile su Artsy Editorial e offre uno sguardo approfondito sulla visione di Ernesto Esposito, sul suo percorso di collezionista e sul progetto Where It All Began.