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Franco Angeli (Roma, 1935 – 1988) è stato uno dei protagonisti della scena artistica italiana del dopoguerra e figura di spicco della Scuola di Piazza del Popolo, movimento che ha rivoluzionato il panorama culturale degli anni ’60. Le sue opere iconiche, contraddistinte da simboli come aquile, stelle e falci, riflettono un profondo interesse per la memoria storica e una critica lucida ai sistemi di potere.
Angeli ha partecipato a eventi espositivi di rilievo, tra cui la Biennale di Venezia e diverse edizioni della Quadriennale di Roma, affermandosi come uno degli artisti italiani più influenti del suo tempo. Le sue opere sono state esposte in importanti istituzioni e gallerie, sia in Italia che all’estero, contribuendo alla diffusione internazionale dell’arte italiana del secondo dopoguerra.
La sua capacità di fondere tematiche politiche e sociali con un linguaggio visivo innovativo lo ha reso una figura chiave nel dibattito artistico del XX secolo, consolidando il suo status di artista imprescindibile per la comprensione della contemporaneità.
Nel panorama complesso e in continua trasformazione del mercato dell’arte, le istituzioni museali giocano un ruolo di primaria importanza non solo come custodi della memoria collettiva, ma come veri e propri Value Drivers, ossia motori capaci di determinare la legittimazione critica ed economica di un artista. Quando un museo come la Tate Modern, il Centre Pompidou o il MoMA decide di acquisire un’opera, quel gesto non è mai neutro: è un atto di consacrazione che sancisce il valore storico di un linguaggio e, di riflesso, imprime una spinta decisiva alle quotazioni di mercato.
Il mercato dell'arte offre straordinarie opportunità, unendo vantaggi sociali e culturali legati al possesso di opere d'arte a significative rivalutazioni economiche nel tempo. Si tratta di un settore che annualmente muove diverse decine di miliardi di dollari, coinvolgendo una vasta gamma di attori, tra cui artisti, gallerie, case d'asta, collezionisti, curatori, musei e istituzioni.
Negli ultimi anni l’arte è uscita definitivamente dal recinto del “piacere personale” per entrare, con pieno diritto, nelle strategie patrimoniali e culturali delle imprese. Non si tratta di una moda, ma di un fenomeno strutturale che riguarda aziende di settori e dimensioni molto diversi: industria, finanza, moda, tecnologia, real estate. Le corporate art collection nascono dall’incontro tra tre esigenze concrete: valorizzazione del capitale, identità aziendale e ottimizzazione fiscale. In Italia, questo incontro è reso possibile da un quadro normativo che - se conosciuto e utilizzato correttamente - è tra i più favorevoli in Europa.
Siamo orgogliosi di pubblicare oggi un articolo che abbiamo predisposto per la rivista di arte online The Art Post Blog e relativo a tutti gli aspetti del collezionismo di opere d’arte: perchè collezionare arte, come iniziare, a cosa stare attenti, quali sono i segreti del collezionista di successo…e molto altro ancora!