Andy Warhol, Ladies and Gentlemen (1975)
“I’d like to see the gay revolution get started… If a transvestite doesn’t say ‘I’m gay and I’m proud and I’m a transvestite,’ then nobody else is going to hop up there and say ‘I’m gay and I’m proud and I’m a transvestite’ for them.” (Mi piacerebbe che avesse inizio la rivoluzione dei gay. Se un travestito non dice ‘sono gay e sono orgoglioso e sono travestito’, allora nessun altro lo dirà per lui/lei) – Marsha P. Johnson.
Nel 1975, Andy Warhol dà vita a una delle serie più radicali e sorprendenti del suo intero percorso artistico: Ladies and Gentlemen. Un progetto che, oltre a consolidare il linguaggio seriale e pop dell’artista, ci consegna una riflessione anticipatrice sul concetto di identità, uguaglianza, visibilità.

Ladies and Gentlemen, 1975
Serie completa di dieci serigrafie a colori su carta Arches
Fogli: 43 3/4 x 28 7/8 pollici (1112 x 734 mm).
Pubblicata da Luciano Anselmino
Le immagini – potenti, sfacciate, intime – raffigurano drag queen e donne trans afroamericane e latine, abituali frequentatrici del nightclub newyorkese Gilded Grape. I loro volti sono catturati in una manciata di scatti Polaroid. Trucco acceso, pose teatrali, dignità assoluta. Andy Warhol li trasforma in serigrafie esplosive, in cui il colore si sovrappone ai contorni con irriverenza: viola, arancio, rosa acceso, verde acido. È un’estetica della trasgressione e della celebrazione.
Ma i nomi non compaiono. Nemmeno quello di Marsha P. Johnson, attivista leggendaria dei moti di Stonewall. Come se Warhol volesse che ogni volto fosse tutti i volti, e ciascuno al tempo stesso unico. Uguali e diversi, ripetuti e irripetibili.
“Ogni modello è un individuo specifico che colpisce per la sua personalità. Essi avevano spesso vite complicate, ma erano estremamente creativi, brillanti, spaventosamente divertenti.” – Neil Printz, Andy Warhol Foundation.
Con Ladies and Gentlemen, Andy Warhol ribalta il canone del ritratto tradizionale: non più il volto della celebrità ma quello della marginalità. Non più la figura pubblica ma quella esclusa dal racconto dominante. Un gesto tanto estetico quanto politico. La serialità, in questo caso, non banalizza ma enfatizza. Come se l’artista ci dicesse: ripetere è necessario, insistere è essenziale, mostrare è un atto di rivoluzione.

Ladies and Gentlemen, 1975
Esemplare n. 21/125, firmato, datato e numerato a matita da Andy Warhol al retro
Trium Art Gallery
L’opera diventa così una liturgia della presenza, in un’epoca che chiedeva l’invisibilità. Warhol, con la sua ossessione per la riproduzione e la superficie, riesce qui a toccare la profondità. E ci lascia un testamento visivo ancora attualissimo: l’identità non è univoca, ma stratificata, mutevole, costruita.
Oggi, quasi cinquant’anni dopo, Ladies and Gentlemen ci parla ancora. Di diritti, di rappresentazione, di orgoglio. Ci ricorda che l’arte ha il potere di anticipare i tempi, ma anche quello, ancora più potente, di cambiarli.